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Lavoro

Sicurezza sul lavoro, quando usare le scarpe antinfortunistiche

Per determinate categorie di lavoratori, indossare le scarpe antinfortunistiche costituisce un obbligo per questioni di sicurezza. In quanto DPI, vale a dire dispositivi di protezione individuale, la legge stabilisce che il loro impiego è obbligatorio in determinati contesti lavorativi, al fine di proteggere i piedi da tutta una serie di pericoli che vanno dagli urti allo schiacciamento, dalle ustioni alle punture. Se pericoli di natura atmosferica, chimica e meccanica sono parte integrante della mansione svolta, indossare le calzature antinfortunistiche è appunto un obbligo.

Nello specifico, nei lavori stradali, nei cantieri edili, sui tetti, sulle impalcature, nelle aree deposito, nelle demolizioni, nei magazzini, nello smontaggio, nell’imballaggio, nel montaggio delle merci, nelle fabbriche l’impiego alle calzature speciali in oggetto è obbligatorio. Lo stesso dicasi per mense e ospedali.

Non c’è dubbio sul fatto che la normativa su questa tematica risulti particolarmente dettagliata. Tuttavia, non di rado, sorgono dei dubbi relativi alla tipologia di calzatura di sicurezza da indossare, se nella mansione svolta vi è l’obbligo, a chi tocca occuparti dell’acquisto e se sono previsti eventuali esoneri nell’indossarle.

Su queste tematiche, pertanto, cerchiamo di fare chiarezza.

I compiti del datore di lavoro in riferimento all’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche

Compito del datore di lavoro è quello di metterle a loro disposizione, visto che qualora non adempisse al seguente obbligo, a fronte di eventuali incidenti, tutta la responsabilità ricadrebbe su di lui. Per questo motivo, è bene che lui o le figure dirigenziali si occupino di fare tutti i controlli del caso, circa l’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche sul posto di lavoro. A fronte di comportamenti negligenti, è fondamentale segnalarli ai dipendenti, prendendo provvedimenti disciplinari.

Tutto parte dall’analisi dei fattori di rischio sul posto di lavoro. Il datore di lavoro, coadiuvato da uno o più responsabili del servizio di prevenzione e protezione, deve valutare a fondo quali sono le potenziali minacce che potrebbero causare incidenti nel contesto lavorativo. Da notare che il datore di lavoro può essere al tempo stesso anche responsabile del servizio prevenzione e protezione (RSPP).

Terminata l’analisi dei fattori di rischio, ai sensi di quanto indicato dalla legge, è obbligatorio scrivere il documento di valutazione dei rischi. L’aggiornamento di quest’ultimo deve essere periodico e riportare per ogni circostanza la conseguente misura intrapresa, al fine di salvaguardare la salute e la sicurezza dei dipendenti.

In riferimento all’obbligo di impiego delle calzature antinfortunistiche, è fondamentale che se ne tratti all’interno del documento di valutazione dei rischi, visto che potrebbero accadere tre scenari:

  1. in assenza di quest’obbligo, i lavoratori potrebbero richiedere maggiori tutele, agendo anche per vie legali;
  2. in presenza di quest’obbligo, a fronte di inadempienza da parte dei dipendenti, tutte le responsabilità ricadono sempre e comunque sul datore di lavoro;
  3. in presenza di obbligo, il datore di lavoro qualora non provvedesse all’acquisto delle calzature antinfortunistiche, sarebbe ugualmente responsabile in termini penali, specie a fronte di un eventuale incidente verificatosi sul posto di lavoro.

Adempimenti dei dipendenti in rapporto all’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche

Compito dei dipendenti invece è quello di attenersi al rispetto di determinate regole, indossando le scarpe antinfortunistiche per l’intera durata del loro turno lavorativo. Se questi ultimi non le indossassero in maniera recidiva, dopo alcuni provvedimenti disciplinari, correrebbero il rischio di essere licenziati.

Occorre sottolineare che il dipendente infortunato può presentare richiesta di indennizzo all’Inail con l’intento di ottenere il risarcimento. In caso di infortunio, anche se fortuito, il dipendente, se lo reputa opportuno, ha la possibilità di sporgere querela.

Il datore di lavoro, dal lato suo, avrà l’onere di dimostrare al giudice che il rischio non risultasse affatto prevedibile.

Le scarpe antinfortunistiche vanno adeguate alle esigenze di salute e di ergonomia di chi le indossa sul posto di lavoro

Cosa succede nel caso di una malformazione dei piedi del dipendente? Nel momento in cui il lavoratore presenta il certificato del medico curante, dove si attesta l’impossibilità di calzare le scarpe in questione, la legge mette in evidenza come queste ultime non possono fare a meno di tenere conto delle esigenze del lavoratore sia a libello ergonomico che di salute. Questo in estrema sintesi vuol dire che le calzature antinfortunistiche devono essere adeguate a chi le impiega, tenendo conto delle sue effettive necessità.

Vista l’importanza della tematica, il lavoratore con specifici problemi ai piedi non può essere considerato esonerato dall’indossare queste calzature speciali, anche a fronte di presentazione del certificato medico. In questa casistica, toccherò al datore di lavoro fare la valutazione di ogni singolo caso, tenendo conto delle mansioni assegnate ad ognuno dei suoi dipendenti. Nella circostanza in cui optasse per l’esonero del dipendente dall’indossare le calzature antinfortunistiche, si accollerebbe i rischi di essere responsabile in termini civili e penali, a fronte di infortunio.

In genere, la migliore scelta è quello di valutare se il problema è transitorio oppure permanente. Il medio aziendale va sempre coinvolto. L’opzione di adattare le calzature in questione alle esigenze dei dipendenti è la scelta più ricorrente, nonché la decisione più saggia possibile. Quindi, si indirizza il lavoratore in un negozio specializzato. Vi sono in commercio appositi plantari, volti a correggere le malformazioni dei piedi oppure posture scorrette. A pagare il plantare o eventuali personalizzazioni delle scarpe antinfortunistiche, tuttavia non è mai il datore di lavoro, ma il dipendente.

Qualora le esigenze di quest’ultimo non venissero soddisfatte, sarà bene optare per il trasferimento in un altro dipartimento, dove non sia previsto l’obbligo di indossare le suddette calzature.

Caratteristiche delle calzature antinfortunistiche

Sulla base di quanto stabilito all’interno della normativa europea UNI EN ISO 20345, le scarpe antinfortunistiche vengono classificate per tipologia, tenendo conto dei dispositivi di protezione di riferimento: SB, vale a dire sicurezza base, è la prima classe. Elementi imprescindibili sono la pianta resistente agli oli minerali, il puntale di sicurezza, fondamentale per proteggere i piedi a fronte di possibili urti e schiacciamenti, la suola antiscivolo, anti-shock e antistatica, in poliuretano, materiale che assicura la temperatura normale si piedi, anche qualora la temperatura del suolo oltrepassasse i 150 gradi (si pensi ai saldatori o agli asfaltatori).

Poi vi sono categorie come S1, S1P, S2, S2P, S3, S4 ed S5.

La soletta anti-perforazione è un elemento presente nelle scarpe antinfortunistiche di classe S1P, S3, S4 e S5.

La tomaia idrorepellente resistente all’acqua rientra nei modelli S3 e S5.

La resistenza all’immersione completa, infine, caratterizza le classi S4 e S5.

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Conclusioni

La fabbricazione delle scarpe antinfortunistiche ruota attorno all’impiego di materiali e di imbottiture particolari, volte a proteggere il piede al meglio. Ecco perché prima di essere lanciate sul mercato, le case produttrici devono effettuare determinati test di sicurezza, al fine di valutare quanto sono effettivamente efficaci.

Come quando si va in moto, l’impiego del casco è obbligatorio, lo stesso di può dire per ciò che concerne l’utilizzo delle scarpe antinfortunistiche sul posto di lavoro. La loro funzione è identica, solo che la protezione è focalizzata non sulla testa, ma sui piedi.

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