inquinamento delle matrici ambientali aria acqua suoli
Scienza

Inquinamento delle matrici ambientali (aria, acqua, suoli)

Riassunto
L’inquinamento delle matrici ambientali è stato affrontato fino ad oggi distinguendo una forma localizzata (che si verifica quando è possibile individuare una precisa fonte puntuale) ed una forma diffusa (che si riscontra quando l’individuazione di una sola fonte non è possibile); nel caso più generale, si ha il concorso di più fonti diverse.

Oggi questa distinzione non appare più sufficiente ed in aggiunta alle due forme di inquinamento localizzato e diffuso, che possiamo definire anche semplici, dobbiamo considerare un inquinamento di tipo strutturale, che deriva dall’alterazione di un equilibrio naturale più complesso; in particolare, un intero ciclo di un elemento nutritivo può essere sconvolto.

I cicli degli elementi nutritivi possono essere perturbati o addirittura spezzati quando un loro passaggio viene impedito. L’impedimento può derivare da un’immissione eccessiva o dall’asportazione pressoché completa di un termine del ciclo, o anche da processi più complessi, spesso comprendenti sia l’introduzione che la sottrazione di termini. Alle perturbazioni dei cicli può concorrere anche l’applicazione di leggi emanate allo scopo di combattere fenomeni di inquinamento semplice, localizzato o diffuso. Storicamente, nelle nostre leggi si è affrontato per primo il problema dell’inquinamento delle acque e dell’atmosfera ed in seguito quello del suolo, che presenta maggiore complessità, con effetti talora molto negativi. Infatti non sempre le varie forme di inquinamento sono collegate nei diversi comparti ambientali, ed è indispensabile che nuove iniziative legislative siano intese a salvaguardare gli equilibri esistenti in natura.

Un esame completo, ancorché non esaustivo, dell’inquinamento delle matrici ambientali avrebbe richiesto spazi e tempi improponibili per il gruppo di lavoro. Si è deciso pertanto di accennare, esclusivamente a titolo esemplificativo, ad un caso di ciclo spezzato in natura, quello del fosforo, e di presentare sempre sinteticamente tre diversi casi di studio. Il primo di questi ultimi riguarda proprio la chiusura dei cicli degli elementi nutritivi e la possibilità di impiegare le funzioni naturali del suolo a questo scopo, dato che nella maggior parte dei casi i cicli sono spezzati a livello del suolo. Il secondo riguarda un metallo pesante, il cromo, e intende mettere in evidenza l’irrazionalità con la quale le leggi hanno affrontato il problema. Il terzo prende in esame il cosiddetto inquinamento atmosferico da anidride carbonica e, nel rilevare anche in questo caso l’irrazionalità di alcuni approcci al problema, suggerisce l’opportunità di ricorrere ad una modalità naturale di intervento.

Va da sé che il Comitato Scientifico (CS) ritiene che l’attuale impianto legislativo risulti inadeguato a fronteggiare il problema e suggerisce l’istituzione di una Commissione che prenda in esame, su nuove basi, l’approccio normativo finora seguito ai fini della salvaguardia ambientale. Le leggi da considerare sono alcune di quelle derivate dalla storica legge “Merli”, la 319/76, ma anche e soprattutto quelle relative ai rifiuti e ai siti contaminati. Compito della Commissione dovrebbe essere quello di fornire gli elementi non solo per una revisione dell’assetto legislativo nazionale, ma anche per svolgere un ruolo propositivo a livello comunitario e più in genere internazionale.