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Ambiente

Il Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto consiste in un accordo internazionale il cui scopo è quello di contrastare il riscaldamento climatico, un fenomeno sul quale dibatte la scienza per comprendere se vi sia o meno la responsabilità umana.

Il Protocollo di Kyoto è stato un trattato di natura volontaria, sottoscritto l’11 dicembre del 1997 in Giappone nel corso della Conferenza delle Parti di Kyoto ed entrato in vigore il 16 febbraio del 2005, quando la Russia ha ratificato il protocollo. Infatti non prima che 55 nazioni ratificassero il Protocollo di Kyoto esso poteva entrare in vigore.

L’accordo in questione impone dei limiti rispetto alle emissioni di gas che sono ritenuti responsabili dell’effetto serra, del surriscaldamento del globo, dei cambiamenti climatici.
Il Protocollo di Kyoto si fonda sul trattato chiamato United Nations Framework Convention on Climate Change, che è stato firmato a Rio de Janeiro nel 1992 nel corso del Summit sulla Terra. Questo protocollo, invece, disciplina in maniera pratica i tempi ed i processi da rispettare per limitare l’emissione del gas serra.

Non solo, questo accordo comprende anche l’obbligo per i Paesi che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto di mettere in atto, come vedremo, dei sistemi di protezione dell’ambiente naturale.

Il Protocollo di Kyoto: in che consiste

Il Protocollo di Kyoto ha diversi punti chiave che consistono nel cuore di questo trattato.
Innanzitutto il primo scopo, contenuto nell’allegato 1, è quello di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 5% fra il 2008 ed il 2012 rispetto ai livelli del 1990.

La quota di riduzione dei gas serra, però, è diversificata da paese a paese. Per esempio, mentre gli USA (che non hanno ancora ratificato il Protocollo di Kyoto) dovrebbero diminuirle del 7%, l’Unione Europea deve diminuirle dell’8%, il Giappone del 6%, alcuni Stati invece possono anche aumentare la produzione come l’Australia, fino a +8%, e Islanda, fino a +10%.

Ogni Paese ricompreso nell’allegato 1 deve creare un sistema a base nazionale per stimare le emissioni di gas.
Non solo. Obbiettivo del Protocollo di Kyoto è anche quello di far sì che i Paesi si impegnino nella protezione di boschi, foreste, terreni agricoli che immagazzinano l’ossigeno e assorbono anidride carbonica.

Se aiutano i Paesi del terzo mondo e quelli in via di sviluppo nell’esporto di tecnologie pulite, e quindi limitando le emissioni che inquinano, possono guadagnare crediti.
I Paesi che hanno firmato il Protocollo di Kyoto e che non ottemperano a quanto previsto vanno incontro a sanzioni in caso di mancato raggiungimento degli obbiettivi; si è più flessibili verso i Paesi che sono in via di sviluppo.

Strumenti usati per il Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto mette a disposizione degli strumenti che vengono usati allo scopo di favorire la cooperazione internazionale e di realizzare gli obbiettivi del Trattato.

  • Emissioni Trading. Consiste nel trasferimento e nell’acquisto dei diritti di emissione fra Paesi; per esempio se un Paese riduce le sue emissioni di gas serra, può ‘vendere’ la parte di emissioni ad un altro Paese che invece non è riuscito nel raggiungimento dell’obbiettivo. Questa vendita non è però del tutto libera: entrambi i Paesi, cedente ed acquistante, devono cooperare su un progetto per la riduzione delle emissioni che deve essere funzionante e accettato fra i due Paesi.
  • Clean Development Mechanism: consiste in un sistema di cooperazione fra i Paesi industrializzati e quelli ancora in via di sviluppo. Dovrebbe essere un programma che aiuta l’esportazione ed il circolo di energie rinnovabili e tecnologie verdi a ridotto impatto ambientale.
  • Join Implementation. Consiste in uno strumento di collaborazione fra i Paesi che sono sottoposti dal Protocollo di Kyoto all’obbligo di ridurre le emissioni di gas serra. I Paesi possono unirsi distribuendo diversamente gli oneri e gli obblighi rispetto al Trattato, mantenendo però fissi gli obiettivi del Protocollo di Kyoto stesso.

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