Relazione di apertura

INTRODUZIONE:  LE RAGIONI DELLA SCIENZA.

Una  Conferenza sulle questioni climatiche e le loro connessioni con i problemi di approvvigionamento energetico  e dello sviluppo socio-economico  non è ovviamente la prima né sarà certamente l’ultima. Né il nostro Convegno, che finalmente dopo lunga  gestazione siamo riusciti ad organizzare qui a Roma nella prestigiosa sede del CNR, ha la pretesa di costituire un punto di riferimento essenziale né di fornire verità assolute o incontrovertibili, visto il programma di incontri non solo specifici ma soprattutto istituzionali ed ufficilali   a livello sia nazionale che internazionale. Basta ricordare gli incontri del G8 e la prossima Conferenza di Copenhagen a dicembre. Esso però (sia detto con doverosa modestia e umiltà culturale) può essere un piccolo esempio di come un tema altamente significativo e importante ma anche molto complesso possa essere affrontato partendo da alcuni requisiti essenziali che mi permetto di segnalare:

1) Il contributo  fondamentale delle conoscenze apportate dalla ricerca scientifica tramite i dati, le osservazioni, le approssimazioni,le possibili interpretazioni ed i loro limiti senza illazioni arbitrarie o di comodo (basta una “piccola verità” in senso galileiano)

2) Dare voce a tutte le voci ,non per compiacenza ma perché corrispondenti ad una seria dialettica di confronto che obbedisca al requisito di cui sopra.

3) Informazione corretta e, se possibile, completa; quindi che porti in luce discrepanze, dubbi, incertezze, errori, senza ipocrisie o spirito di servizio al padrone, chiunque esso sia.

4) Fiducia nella ricerca e nei suoi risultati per modesti o controversi che siano purché soggetti a costante verifica.

5) E che il confronto sia soprattutto scientifico prima di essere trasformato in dibattito politico o ideologico senza presumere che da esso scaturiscano le uniche indicazioni  appropriate per scelte sociali e decisioni politiche ottimali ma con la consapevolezza che, pur non essendo sufficiente, esso sia comunque necessario.

A monte di tutto ciò vi è una condizione indispensabile che è l’onestà intellettuale di chi porta dati ed opinioni, distinguendoli opportunamente, mentre a valle il confronto e il contradditorio siano la conseguenza di posizioni aperte in modo da dar luogo ad un dibattito tra scienziati e non tra talebani.  E’ di moda classificare posizioni diverse e anche, fisiologicamente, divergenti, con la terminologia di “convinti “ o “preoccupati” da un lato e “scettici” o “negazionisti “ dall’altro a seconda che si “creda”( e già il termine la dice tutta) o “non si creda” all’influenza dominante delle cause antropogeniche sulle variazioni climatiche e, in particolare, sul Riascaldamento Globale (GW=Global Warming, ridefinitocome AGW=Antropogenic Global Warming). Tra questi il termine meno scientifico e addirittura scandalosamente dispregiativo oltre che equivoco, è certamente “negazionista”, come se negare l’evidenza,non chiaramente provata, dell’AGW fosse equivalente al negare l’olocausto.

Semmai dovessimo esagerare il contrasto, ma non sarebbe più di tipo scientifico,potremmo usare termini come “dogmatico” e “catastrofista” e spero che tutti siamo d’accordo che dogmatismo e catastrofismo non si addicono non solo ad un Convegno scientifico ma neanche ad un confronto civile.

IL TEMA:  CLIMA, ENERGIA, SOCIETA’

Che il tema in discussione sia complesso ovviamente non ne diminuisce l’importanza anche per le implicazioni che ne conseguono sia naturalmente che atrificiosamente. Per questo noi ci proponiamo innanzi tutto di avere una panoramica delle osservazioni e dei dati evitando gli aspetti “negativi” e, comunque, infruttuosi ed esprimendo le nostre valutazioni in un doveroso confronto dialettico e perfino le nostre perplessità di fronte anche a  dichiarazioni più o meno ufficiali di sapore esageratamente catastrofistico. Affermazioni come”Abbiamo appena 4 mesi (da Copenhaghen) per assicurare il futuro del pianeta..” o “Le tensioni peggioreranno. Fermenti, agitazioni sociali e perfino violenze potrebbero seguire” ci sembrano francamente esagerate e perfino controproducenti.

Io credo che non ci sia bisogno di  verificare il fallimento del Protocollo di Kyoto per mettere in guardia da visioni e proposizioni impegnative che rischierebbero di portare a situazioni e obiettivi pressoché impossibili oltre che  poco efficaci con il rischio di rendere poco credibili anche interventi invece necessari e possibili,per esempio in campo energetico e agricolo.

E’ un dato di fatto ,ad esempio,che le emissioni globali di CO2 sono già al 40% in più rispetto al 1990. Come si pensa veramente di raggiungere obiettivi come il pacchetto 20-20-20 dell’Unione Europea in 10 anni? E che significato ha la “stabilizzazione” a 2°C dell’aumento della temperatura del Pianeta entro una scadenza precisa? E’ lecito avere qualche perplessità? Qui tral’altro emerge la superficialità di chi pensa di poter far tutto e bene con il solo ricorso (a che scala?), in tema di produzione di energia, alle fonti rinnovabili, spesso trascurando tra queste, in termini informativi,il contributo essenziale dell’energia idroelettrica.E che dire di chi si ostina ancora ad ostacolare, facendo ricorso alle solite stantie demonizzazioni, l’ulteriore sviluppo dell’energia nucleare che proprio chi vuole la drastica riduzione della produzione di energia elettrica da combustibili fossili dovrebbe invece auspicare? Solo che questa volta il Convitato di Pietra è arrivato.

Queste sono domande piuttosto generali e non dovrebbero comunque interferire direttamente sul tema più specifico delle conoscenze relative alle variazioni climatiche  per le quali si presume che almeno un dato preliminare venga fornito all’opinione pubblica e cioè che il pianeta è soggetto da sempre a mutamenti e sconvolgimenti climatici alle varie scale temporali.

Attenendomi dunque a questo aspetto credo di poter riassumere  alcune questioni essenziali,in attesa di quanto ci diranno i vari relatori,ai quali rivolgo un sentito ringraziamento per aver accettato di contribuire, con le loro qualificate presentazioni, alla priorità scientifica  del Convegno che era e resta il nostro scopo.

Ecco le questioni di carattere metodologico:

1)     La Scienza del Clima può dirsi consolidata al punto tale da fornire risultati specifici indubbi? E quali?

2)     Le conclusioni cui è arrivato l‘IPCC nei suoi sommari ad uso socio-politico sono tutti completamente affidabili?

3)     Gli scienziati definiti “scettici”,soprattutto in materia di AGW, possono ritenersi altrettanto competenti di quelli considerati tali dall’IPCC?

4)     C’è ancora bisogno di supporto e ricerca  per risolvere alcuni problemi critici

e quali? ( ne farò un parziale elenco). Più che una domanda questa può essere un’affermazione

Ed ecco alcuni punti critici:

a) Quanto è effettivamente antropogenico il GW (Riscaldamento Globale) del XX secolo?E’ veramente spiegato il trend negativo (raffreddamento relativo) riscontrato nel periodo 1940-1970 della variazione di temperatura del Pianeta?

b) Le variazioni decennali possono spiegarsi, e per quanto, con l’attività solare? Quanto influiscono le oscillazioni interne dei sistemi oceano-atmosfera?

c) Quanta energia impartisce la radiazione di gas serra sulla temperatura alla superficie del mare?

d) Qual è l’effettivo tempo di residenza della CO2 in atmosfera ?  5 anni? Da 50 a 100 anni?  migliaia di anni?

e) Qual è l’incertezza sul “feedback” (positivo o negativo) della copertura nuvolosa? Quale l’effettivo apporto degli aerosol?

f) Come sciogliere le incertezze relative alla correlazione tra l’aumento di CO2 e l’eventuale aumento di temperatura: a un raddoppio di CO2 corrisponde un aumento di 3°C o di 0.3°C ,tali essendo le attuali discrepanze riportate? Come entrano in gioco e come sono calcolati  parametri essenziali quali il “forzante radiativo” e il “feedback di temperatura” nella valutazione della “sensibilità climatica”

g) Il riscaldamento globale continua dopo che i gas serra si sono “stabilizzati”?

h) Quanto sono affidabili le proiezioni dell’innalzamento  del livello dei mari tenendo conto che esse variano (per la fine del secolo) da 600 cm (Hansen) a 14-53 cm (IPCC) a 18 cm (Singer)?

i) Esistono o no problemi relativi alle temperature alla superficie terrestre e all’altezza della troposfera?Il confronto tra previsioni modellistiche e dati osservativi appare o no contradditorio?

j) L’attuale stato della “Modellistica” dà sufficienti garanzie nella riproduzione degli andamenti passati e,di conseguenza,nella proiezione di scenari futuri?

k) Sul piano delle conseguenze delle variazioni climatiche,qualunque esse siano, quali possibilità mitigatorie e quale rapporto costi/benefici sono prevedibili e possibili in campo ssocio-economico (ad es. agricoltura, sanità)?

E’ chiaro inoltre che la questione climatica che costitusce un paradigma dei problemi ambientali non può essere trattata indipendentemente dalle sue correlazioni con la produzione di energia da una parte e con le eventuali coseguenze sul piano sociale dall’altra visto che, nel primo caso, si ha a che fare con possibili cause antropiche (combustibili con emissioni di gas serra) e nel secondo con possibili effetti, per lo più cosiderati catastrofici. Per questo il Convegno presenta specifiche sessioni al riguardo e non è difficile evidenziare la necessità di meglio chiarire il contributo effettivo che diverse  fonti di produzione energetica sono in grado di apportare alla diminuizione, auspicabile in ogni caso ma necessariamente ragionata e graduale a meno di voler sconvolgere l’assetto economico mondiale, dell’incidenza eccessiva dei combustibili fossili. Ciò tuttavia andrà visto in uno scenario che, se deve tener conto dell’impatto ambientale, non potrà prescindere da una corretta valutazione dei costi rispetto ai benefici  e da  una ragionevole economia di scala. Per questo il confronto, senza demonizzazioni di sorta, tra energie rinnovabili ed energia nucleare, lungi dal prendere alimento da posizioni di sterile scontro, non può però, come ho già rilevato, fare a meno di una più corretta considerazione della necessità, in ogni caso, dell’energia nucleare.

Quanto agli effetti, un aspetto sicuramente significativo,anche in vista di possibili interventi di mitigazione, oltre che di necessario adattamento a variazioni climatiche rilevantii,indipendentemente dalle loro cause, è quello dell’impatto sugli agro-sistemi intesi anche come fattori d’intervento sui cicli naturali d’importanza climatica. Altrettanto dicasi della correlazione esplicita con gli effetti sanitari. Qui il rapporto costi/benefici può portare a conclusioni contradditorie perché indubbiamente un non eccessivo aumento di temperatura favorirebbe le condizioni climatiche di certe regioni del Pianeta. Ciò dimostra l’importanza , se ve ne fosse bisogno, di valutazioni quantitative affidabili.

IL CONTESTO E L’AUSPICIO

Non pretendo di aver esaurito l’elenco dei problemi e non mi sono addentrato in possibili spiegazioni che tra l’altro accompagnano conoscenze che esistono e la cui illustrazione verrà fornita dai relatori, ai quali non ho neppure la pretesa di chiedere risposte tutte esaurienti. Riconosciamo invece di essere nel pieno di un dibattito non facile che deve fornire analisi e interpretazioni corroborate da dati osservativi fondati senza la pretesa di dare prescrizioni intempestive  ma di chiedere ponderazione e saggezza nel prendere decisioni. Assume quidi un significato particolare la presenza di rappresentanti politici e dell’informazione sia nel corso delle varie sessioni sia ala Tavola Rotonda conclusiva dedicata appunto a tale scopo.

Il contesto in cui ci muoviamo non è semplice. Tutt’altro! e discernere ,secondo una sana metodologia scientifica,un segnale significativo al di sopra di un impressionante rumore di fondo dato da un vociferare continuo che si sovrappone alla possibilità di dare risposte fondate e sensate in un campo della conoscenza che soffre,a parer mio, di interferenze che rischiano di essere indebite, è  compito arduo.  Ma necessario, addirittura indispensabile.  Si tratta di portare un serio contributo di conoscenze, di chiarire onestamente ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo e quanto ciò che non sappiamo ancora influisca su ciò che riteniamo per certo di sapere.

E soprattutto di far capire ai politici, all’opinione pubblica ai resposabili dell’informazione che sono così attratti da questi problemi, che la conoscenza è la base di sagge ed equilibrate decisioni.

E che occorre Ricerca, Ricerca, Ricerca.

Grazie e Buon lavoro!