Posizione dell’Associazione Galileo 2001 In merito al documento di consultazione “STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE;PER UN’ENERGIA PIU’ COMPETITIVA E SOSTENIBILE” presentato dal Governo
Roma 28 novembre2012


Presentazione

L’Associazione “Galileo 2001, per la libertà e la dignità della scienza” è un’associazione culturale non commerciale e non inspirata a fini di lucro (Art.3 dello Statuto). “Essa è libera, apartitica e aconfessionale e si propone come punto d’incontro, di discussione e di unione fra quanti - enti, istituzioni, imprese e persone fisiche - sono interessati allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e al loro trasferimento alla società civile in favore del progresso tecnologico, industriale, economico e sociale. A tale scopo si propone di promuovere e stimolare il dibattito politico e culturale sui problemi relativi alla scienza, alla ricerca e allo sviluppo tecnologico coinvolgendo le competenze necessarie a portare istanze e pareri qualificati agli organi decisionali del Paese; fornire ogni supporto tecnico e scientifico al sistema politico-parlamentare, utile alla gestione. alla legislazione e alla regolamentazione delle conoscenze scientifiche, della ricerca e dello sviluppo tecnologico; sollecitare l’emanazione di provvedimenti in favore della diffusione delle conoscenze scientifiche e delle innovazioni tecnologiche in sede nazionale e internazionale; fornire ai mezzi di comunicazione di massa e agli operatori dell’informazione ogni supporto documentale utile per l’approfondimento e la corretta interpretazione delle tematiche relative alle conoscenze scientifiche”.
L’Associazione Galileo 2001, dal 2001 ad oggi, ha promosso iniziative e organizzato convegni in vari campi, documentati da lettere, appelli e atti congressuali, con particolare riguardo ai temi energetici e ambientali

1) Osservazioni sul documento di consultazione.
L’Associazione Galileo 2001 considera la predisposizione del documento “Strategia Energetica Nazionale” da parte del Governo in carica un evento importante che, in ogni caso, viene incontro ad una esigenza non solo politica ma soprattutto culturale per un Paese come il nostro da anni carente sul piano della consapevolezza di quanto una corretta strategia energetica sia alla base di ogni sviluppo socio-economico e di ogni seria e non demagogica sostenibilità ambientale. In questo senso la nostra soddisfazione si giustifica in relazione alla preoccupazione espressa dalla nostra Associazione e sostenuta da numerose e qualificate adesioni, nello scorso mese di marzo, con la lettera,inviata al Presidente del Consiglio e ad autorevoli membri del Governo, per la necessità di un “adeguato e convincente piano di sviluppo energetico” del nostro Paese.
Tale soddisfazione tuttavia non ci esime da un’analisi critica, sia pure non esaustiva, dei punti cruciali che il documento attuale propone e soprattutto delle scelte ritenute qualificanti.
Come premessa constatiamo favorevolmente il proposito di sviluppare le capacità e le competenze industriali come
obiettivo specifico in sé della strategia energetica, considerata l’importanza dell’industria italiana in campo energetico, augurandoci che ciò comporti il mantenimento e l’ulteriore sviluppo di tali capacità su tutti i fronti, incluso ad esempio quello nucleare, visto che, in tale settore, la nostra industria partecipa attivamente e con ruoli certamente non marginali, in campo internazionale, a programmi avanzati sia per investimento che per ricerca.

1a) Criticità del sistema nazionale
Riteniamo giustificato il richiamo allo “svantaggio rispetto a concorrenti internazionali” che tuttavia avrebbe meritato un maggior approfondimento del confronto con le realtà europee e internazionali (p.es. nell’Unione Europea la situazione attuale rivela ancora una maggiore incidenza dell’energia nucleare insieme con il carbone, nella produzione di energia elettrica, situazione che è difficile muti radicalmente nel breve termine).
Si ritiene necessario, anche se non sufficiente, il rilievo introduttivo su certe criticità del sistema energetico nazionale quali l’eccessivo ricorso a fonti d’importazione in particolare nel settore degli idrocarburi, la considerevole – si potrebbe dire sovrabbondante e indiscriminata - “
spesa per incentivi alle fonti rinnovabili elettriche”, per le quali, a nostro avviso, un’analisi più approfondita del rapporto costi/benefici, anche a fronte di quanto previsto per l’incentivazione dell’efficienza energetica, sarebbe opportuna, e i “prezzi del gas più elevati dei nostri principali competitor”. Come sopra accennato, il confronto con altri Paesi, ad esempio dell’Unione Europea, è addirittura frustrante, se si considera ad esempio il costo dell’energia elettrica, il più elevato e penalizzante per i consumi famigliari e per l’industria nazionale (gli esempi non mancano). In questo contesto un richiamo più esplicito alla rinuncia alla produzione di energia elettronucleare che, indipendentemente da decisioni politiche a seguito di risultati referendari, costituisce un indubbio handicap rispetto ai nostri partners europei, sarebbe giustificato.

2) Gli obiettivi e le priorità
Il documento si basa, quindi, su un’analisi riferita ad una situazione abbastanza “singolare”, se non “anomala”, del nostro Paese, e si pone pertanto l’obiettivo di superare l’impasse rappresentato dal fatto che l’energia costituisce un “problema strutturale causa di svantaggio competitivo e di appesantimento economico”. La strategia proposta - riferita al 2020 - contiene elementi sia di carattere economico (allineamento dei prezzi di tutte le fonti a livello europeo; riduzione della fattura estera; investimenti per le energie rinnovabili, l’efficienza energetica e i settori tradizionali) sia di carattere ambientale (riduzione delle emissioni di CO2 del 19%, superiori rispetto all’obiettivo del 18% chiestoci dall’UE). Obiettivi ambiziosi, in particolare se corroborati dall’aspettativa di una incidenza delle energie rinnovabili sui consumi finali lordi (20% rispetto all’attuale 10%) fino a considerare tali fonti al primo posto (36-38%) per la produzione di energia elettrica pari se non superiore al gas, e addirittura ipotizzare nel lungo termine (2050) un contributo del 60-90% dei consumi elettrici. Nell’uno e nell’altro caso nessun rilievo di un certo significato viene attribuito all’utilizzo di energia elettronucleare non solo di produzione nazionale ma anche d’importazione (vedi obiettivo di notevole riduzione dell’importazione di energia elettrica che, com’è noto, sono essenzialmente di energia nucleare). D’altra parte, restando a quanto ipotizzato nel documento, poiché, malgrado una quota di energie rinnovabili stimata a circa l’80% degli investimenti in generazione elettrica, il maggior contributo di nuove fonti risulterebbe del 15-18%, il beneficio atteso sembrerebbe alquanto sproporzionato. Più chiaro inoltre dovrebbe essere il contributo del carbone anche in relazione ad eventuali programmi annunciati di sequestrazione e stoccaggio della CO2.
Del resto il rilievo dato al problema delle emissioni di gas serrra ,in particolare la CO2, che costituisce una priorità assoluta portata avanti dall’Unione Europea,rischia di diventare,se non sufficientemente coordinato a livello mondiale,una penalità faticosamente sopportabile per l’Europa in generale e per l’Italia in particolare. Ciò di fronte ad un accentuata rilevanza delle emissioni da parte di paesi emergenti e con notevole espansione industriale come la Cina.
Si constata inoltre che, in tale contesto, nessun rilievo di un certo significato viene attribuito all’utilizzo della fonte nucleare non solo di produzione nazionale ma anche d’importazione visto che, tra gli obiettivi, vi è quello di ridurre notevolmente l’importazione di energia elettrica che, com’è noto, è essenzialmente di origine nucleare. Consideriamo questa una seria lacuna della proposta Strategia Energetica.( Nota: a questo riguardo si rimanda alle osservazioni,da noi condivise, formulate dall’Associazione Italiana Nucleare in merito al ruolo e ai programmi di ricerca nucleari a livello internazionale cui l’Italia partecipa in modo non marginale)
Questa scelta rinunciataria ci sembra riduttiva e toglierebbe all’Italia la possibilità di garantirsi alternative o perlomeno aperture nell’ambito di un contesto energetico europeo che potrebbe dover fare i conti con realtà e problemi tali da imporre, proprio per ragioni ambientali ed economiche, un contributo necessario dell’energia elettronucleare.

Poiché in ogni caso il mix energetico previsto si concentrerebbe precipuamente sulle energie rinnovabili e sul gas, rimanendo quindi sbilanciato, rispetto alla media europea resta, per il gas, il problema di una più chiara identificazione delle infrastrutture e dell’organizzazione delle importazioni insieme con gli obiettivi di produzione nazionale, in vista anche dell’obiettivo di realizzazione di in HUB del gas sud-europeo.


3) Ricerca e innovazione
Tale aspetto risulta comunque fondamentale in tutti i settori, e pertanto implica il coinvolgimento coordinato di competenze e risorse a livello accademico e industriale supportate da serie e corrette valutazioni tecnico-scientifiche. Ciò significa dare voce e spazio al mondo della ricerca scientifica e tecnologica e incentivare la formazione universitaria e post-universitaria e il reclutamento negli Enti di ricerca (CNR, ENEA, INFN per esempio) di nuove leve di ricercatori motivati da una visione strategica coerente ed efficace.
L’enfasi che nel documento viene data, soprattutto allo sviluppo delle energie rinnovabili, agli studi relativi ai materiali e all’efficienza energetica, dovrebbe includere tutte le opzioni, inclusa la tecnologia nucleare (reattori a fissione di III e IV generazione, nuove tecnologie della fissione nucleare, fusione nucleare) ed essere presentata come una delle priorità della Strategia Nazionale. Senza di ciò non è immaginabile uno sviluppo che contemperi gli obiettivi fissati coniugando le esigenze ambientali con la ripresa economica.
A questo riguardo nel condividere la necessità di una “
razionalizzazione dell’attuale segmentazione delle iniziative dei vari Enti di ricerca”, si fa presente come essa debba concretizzarsi evidenziando la qualità e la competenza, libere da ogni condizionamento politico e da ogni interferenza di carattere ideologico-demagogico. Troppi sono gli esempi negativi al riguardo che hanno contribuito al rischio di decisioni e/o scelte improprie e non sorrette da corrette analisi tecnico-scientifiche.

4) Governance e Consultazione
Gli obiettivi posti dalla SEN necessitano di modelli decisionali adeguati, primo fra tutti una ridefinizione del rapporto Stato-Regioni, il che è in qualche modo previsto dal documento. E’ tuttavia necessario precisare meglio il coinvolgimento non solo di tutte le istanze interessate ma anche delle competenze e delle rappresentanze scientifiche e tecniche che forniscono la base culturale indispensabile al chiarimento delle scelte, soprattutto in materia di convincimento delle popolazioni spesso tratte in inganno da disinformazione o addirittura distorsione interessata e parziale. Gli esempi al riguardo non mancano. Ciò va accompagnato da garanzie, oltre che di trasparenza, di completa indipendenza di giudizio liberata, tra l’altro, da timori dovuti a contestazioni di tipo giuridico. Nella eventuale costituzione di Autorità, Agenzie, Commissioni preposte alla gestione di tale governance, sarebbe auspicabile tale assunzione di responsabilità.
Quanto sopra si ricollega al percorso di consultazione. Sembra lecito presumere o almeno augurarsi che ciò non si limiti al fine di una stesura finale del documento ma costituisca la base per una più ampia partecipazione delle competenze di cui sopra aprendo la possibilità di un confronto puntuale nell’ambito di una Conferenza Nazionale. Ciò implica una maggiore attenzione alla possibilità per istanze significative come, ad esempio, le Associazioni scientifiche, di intervenire in considerazione del fatto che, nella fase attuale, il percorso di consultazione non ha raggiunto tempestivamente tutte le istanze scientifiche e tecniche interessate.

In ogni caso l’Associazione Galileo 2001 ritiene indispensabile una Conferenza Nazionale sull’Energia impostata sulla chiarezza degli obiettivi, la concretezza degli impegni e l’efficacia delle azioni da intraprendere, e che non dia spazio ad enunciazioni o declamazioni demagogiche improduttive.