IL SIGNIFICATO DI UNA GRANDE SCOPERTA
(a 70 anni dalla prima ”pila atomica”)
Renato Angelo Ricci.
Professore emerito Università di Padova
Presidente dell’Associazione Galileo 2001
Presidente Onorario dell’Associazione Nucleare Italiana


La reazione si sostiene da sola. La curva è esponenziale.”
annunciò Fermi. Il gruppo stette ad osservare intensamente per 28 minuti: il primo reattore nucleare del mondo era entrato in funzione. L’uomo aveva provocato una reazione a catena e l’aveva arrestata; egli aveva liberato l’energia del nucleo atomico e l’ aveva controllata .
dal resoconto di Corbin Allardice, Edward R.Trapnell,1949



Nel 2001, in occasione del centenario della nascita di Enrico Fermi, l’AIN (Associazione Ialiana Nucleare) di cui ero allora Presidente, in collaborazione con l’ENEA, prese l’iniziativa di pubblicare una riedizione, rinnovata e amplificata, del volume “Enrico Fermi, Significato di una scoperta” edito dal FIEN (Forum Italiano dell’Energia Nucleare) nel 1982 e nel 1992, in occasione, rispettivamente, del 40mo e del 50mo anniversario della entrata in funzione della prima pila atomica” la “Pila di Fermi” ovvero la CP1 (Chicago Pile 1). Nel presentare tale opera così scrivevo:

…Le manifestazioni che hanno, a più riprese, onorato non solo la memoria ma anche il significato sociale ed umano oltre che scientifico dell’impresa di Fermi, costituiscono senza dubbio un atto dovuto ad uno dei più grandi scienziati non solo del XX secolo ma della storia dell’umanità.”
Rievocare queste celebrazioni dedicate a Fermi e alla scoperta della possibilità di utilizzare l’energia immagazzinata nei nucei atomici, può sembrare da una parte una ripetizione rituale e retorica di una ricorrenza consolatoria di nostalgici dell’energia nucleare (“dinosauri” come qualche bello spirito ci ha definiti ), dietro il paravento dell’effigie di Fermi o, dall’altra, più spregiudicatamente, un atto provocatorio teso a sfidare impudentemente e contro schemi prudenziali “politicamente corretti” l’acquiescenza generalizzata al luogo comune intonato da molte parti “ma ormai il nucleare è definitivamente morto!”
Ma Fermi è Fermi e ricordare che “il 2 dicembre 1942, nel settore ovest dello Stagg Field di Chicago ,nel tardo pomeriggio di quel giorno, un piccolo gruppo di scienziati assistette all’avvento di una nuova era per la scienza“ come raccontarono C.Allardice e R.Trapnell nel loro resoconto del 17 novembre 1949, non può non essere, oltre che doveroso, illuminante. In effetti :”..Precisamente alle 15.15,ora di Chicago –proseguono gli autori- lo scienziato George Weil estrasse dalla pila la barra di controllo rivestita di Cadmio: con questo gesto l’uomo liberò e controllò l’energia dell’atomo.”
Era la conquista, nella storia umana, della liberazione e utilizzazione del secondo “fuoco della natura” dopo quello della combustione chimica, il fuoco fisico della fissione nucleare, ben più potente del primo.
Nuovo Prometeo l’uomo scavava nella natura e ne liberava l’energia utilizzando in modo ancor più significativo la geniale intuizione di Albert Einstein espressa nella famosa formula semplice e straordinaria:
E = mc2 .
Dovrebbe dunque essere chiara la portata di tale scoperta nonché delle possibilità da essa aperte all’uomo, il cui compito non può essere quello di demonizzarla o esorcizzarla con anatemi insensati oltre che antistorici e antiscientifici ma semmai di imbrigliarla ulteriormente e renderla sempre più affidabile e sicura utilizzando, come per altre scoperte, le tecnologie più avanzate. Negarne l’importanza e l’impatto positivo per il progresso umano, è una chiara distorsione culturale e, insieme, una follia socio-economica.
Sono trascorsi 70 anni da quel giorno che, è indubbio, ha radicalmente cambiato una parte significativa della storia e della cultura umana. E tuttavia si è trattato, pur con conseguenze positive e negative, di una delle maggiori conquiste del sapere. Il fatto che essa fosse immediatamente utilizzata come arma micidiale nel corso di una guerra che ha sconvolto l’umanità intera nella metà del secolo scorso, ne fu la conseguenza non la causa. Restava
-e forse così è avvenuto davvero- “..da esaminare con energia e speranza la possibilità di un onesto accordo internazionale” il che avrebbe costituito “la realizzazione del più fervido auspicio da parte di coloro che avevano contribuito allo sviluppo della nuova arma”. Sono parole dello stesso Fermi in una lettera alle autorità dell’Università di Chicago, datata 6 settembre 1945, alcune settimane dopo Hiroshima, in occasione della conferenza tra scienziati dedicata ai problemi sollevati dalla bomba atomica. Aggiungeva Fermi che gli uomini di scienza manifestavano “il parere che i nuovi pericoli potranno forse condurre ad una comprensione tra le nazioni molto maggiore di quanto non si sia ritenuto sino ad oggi.” Il fatto che, dopo Hiroshima e Nagasaki, nessun ricorso militare alla bomba A e tanto meno alla sua più terribile sorella, la bomba H termonucleare, sia avvenuto e che a tutt’oggi, malgrado varie crisi internazionali, non vi siano state deflagrazioni belliche su scala mondiale, potrebbe avergli dato ragione.
Ma è soprattutto con l’avvento su scala sempre più ampia dell’uso civile del’’energia atomica dopo il famoso discorso del Presidente Eisenhower all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 1953 teso a proporre l’uso eminentemente pacifico dell’energia nucleare (
“Atomi per la pace”) che si aprirono le porte agli entusiasmi per la nuova energia del futuro. Poiché nel contempo si affacciava la minaccia della bomba H ( USA e URSS avevano già fatto esplodere le prime bombe a fusione), il progetto di un’agenzia Internazionale di controllo (l’AIEA) che fu effettivamente istituita nel 1957, insieme con la proposta di rendere pubbliche le ricerche nucleari, costituirono la pietra miliare per gli investimenti civili e per un cammino virtuoso, anche se lungo e difficile, verso un adeguato controllo delle armi nucleari fino ai trattati di non proliferazione e agli accordi sul disarmo progressivo degli arsenali nucleari. Il riferimento storico fu la la Conferenza Internazionale di Ginevra convocata appunto dalle Nazioni Unite facendo seguito alla proposta di Eisenhower, la cosiddetta “Prima Conferenza di Ginevra sull’uso pacifico dell’energia atomica” dall’8 al 20 agosto 1957, che costituì il più grande convegno di scienziati ed ingegneri organizzato fino allora e dedicato ad una nuova possibilità tecnologica.
La prima centrale elettrica con reattore nucleare fu realizzata nel 1955, nello Stato dell’Idaho negli Stati Uniti. Ad essa seguirono le centrali di prima e seconda generazione negli USA, nel Regno Unito, in Canada, in Francia, nell’Unione Sovietica; in particolare l’Italia negli anni 60, fu tra i primi Paesi ad avere intrapreso, pur tra difficoltà e vari contenziosi, ma con impegno e competenza grazie all’alto valore della scienza e dell’ingegneria nucleare italiane, tale via con 3 centrali tanto che nel 1966 figurava al terzo posto per produzione di energia elettronucleare dopo gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Proprio quest’anno ricorre
il 50mo anniversario dell’avvenuta criticità della centrale di Latina, la prima centrale italiana. Sarà pure anche questo un evento storico o un peccato da esorcizzare?
Ancora oggi, malgrado Chernobyl e Fukushima, la produzione di energia elettrica mondiale non può fare a meno della fonte nucleare né lo potrà nei prossimi decenni, anche in vista di un’eventuale espansione nell’uso di fonti “rinnnovabili, tutta da vedere, e del gas naturale nonché di una certa continuità delle altre fonti fossili e dell’attesa di concrete possibilità dello sfruttamento industriale dell’energia da fusione, ancora da verificare. Certamente lo sviluppo notevole previsto ancora pochi anni fa ha subito un freno e un ulteriore rallentamento a causa delle ripercussioni e dei più stringenti vincoli imposti alle centrali elettronucleari dopo Fukushima, ma non è pensabile che, sulla base di specifiche valutazioni tecniche e di avanzate conoscenze scientifiche, l’energia nucleare di terza (già collaudata) e successivamente di quarta generazione, anche per ciò che riguarda un più largo spettro di utilizzo, sia relegata a ruoli marginali o addirittura possa scomparire, come qualche benpensante interessato o incompetente potrebbe pensare o addirittura sperare. La quota produttiva che l’energia nucleare si è guadagnata in ormai 70 anni non può tornare indietro e magari tornerà ad imporsi come necessaria. Un piano energetico che trascuri questa possibilità per il futuro è destinato a fallire o a incidere in maniera insostenibile sull’economia di un Paese o di una Comunità continentale. Il nostro Paese, se trascurerà come sembra, questa ipotesi non avrà vita facile e difficilmente potrà parlare in modo concreto di ripresa economica, dopo la crisi attuale.
Vale la pena di ricordare ciò che nel 1987, all’indomani del disastro di Chernobyl e prima della famigerata Conferenza Nazionale dell’Energia che promosse il primo referendum, poi surrettiziamente interpretato come una tomba dell’energia nucleare in Italia, venne proclamato nell’appello lanciato durante il Convegno Nazionale della Società Italiana di Fisica sul tema
“Energia,Sviluppo,Ambiente”dal Panel da me presieduto come Presidente della SIF e costituito da Edoardo Amaldi, Fernando Amman, Nicola Cabibbo, Carlo Castagnoli, Donato Palumbo, Carlo Rubbia, Giorgio Salvini e Claudio Villi e poi sottoscritto da quasi mille fisici italiani:”..Nessun sistema socio-economico è in grado di svilupparsi al di là dei ristretti limiti della sopravvivenza se la collettività non è in grado di trarre l’energia di cui ha bisogno da fonti diversificate e sempre più avanzate. Ciò richiede l’utilizzo ottimale delle risorse naturali ma anche delle grandi scoperte scientifiche e delle innovazioni tecnologiche….La rinuncia volontaria all’utilizzazione e allo sviluppo di una fonte quale la fissione nucleare costituirebbe una decisione non corrispondente allo sviluppo storico delle risorse energetiche dell’umanità.”
Per questo anche dopo il disastro di Fukushima, a distanza di 25 anni, pur consapevoli dei problemi da affrontare ma anche delle esagerazioni catastrofistiche e stravolgenti le vere entità dei danni, non potevamo che ripetere, tra difficoltà e incomprensioni, il richiamo alla ragione (giugno 2011) perché “la legittima prudenza e la giusta richiesta di corretta informazione non siano oscurate da furori emotivi fuori luogo o da ossessionanti atteggiamenti di contrapposizione…auspicando che .. al nostro Paese non venga pregiudicata una futura razionale strategia energetica all’altezza della sua storia e dei tempi moderni ,nell’ambito della quale l’energia nucleare giochi, come è e sarà nell’evolversi necessario delle cose, un ruolo significativo se non addirittura essenziale”
R.A.RICCI