TRENTA ANNI DA CHERNOBYL

Tutti gli anni, il 26 di aprile, il rito inevitabilmente si ripete, non per piangere i morti, ma per rinfocolare la paura delle folle nei confronti di un supposto e propagandato "mostro" con il quale ogni persona e ogni animale e ogni pianta vivente convive fin dal proprio concepimento, che di notte, di giorno, al mare, in montagna, in ogni luogo li colpisce inesorabilmente per tutta la vita senza provocare però alcun effetto provato e lamentato dai sapienti "diffusori" del terrore delle radiazioni. Nessuno si scaglia contro la radiazione che dal cosmo, dalla terra, da dentro di noi stessi ci colpiscono senza causare però nessun effetto, che anzi, probabilmente l'individuo, ma certamente la specie ne ha tatto dei notevoli vantaggi. Due elementi ci sono alla base di una situazione abilmente sfruttate dalla stampa di "corrente": il termine "nucleare" vicino al termine "bomba" e l'altro, quello di "cancro". Indubbiamente due elementi esplosivi messi sapientemente in campo per stimolare il senso del terrore e del rifiuto irrazionale. Ma veniamo ai fatti. Questi sono i morti di Chernobyl:
    Chi lo dice, non è il primo che passa per la strada, ma l'organismo scientifico delle Nazioni Unite, che non è un giornalista qualsiasi, né un ricercatore epidemiologo in cerca di notorietà.
    Per essere più precisi potrebbe esserci stato un incremento del rischio (ma statisticamente non significativo) di leucemia tra i 53000 "liquidatori" e, tra gli stessi, un aumento della cataratta tra quelli esposti a dosi più alte.
    Ma quali sono i "sapienti" strumenti del terrorista ideologizzato? Il numero 0,05 Sv
    -1 e la linearità senza soglia (LNT Linear No-Threshold). L'ha inventata un premio Nobel e L'ICRP (l'organo apolitico di vertice della Radioprotezione) ne ha fatto la base di impostazione di questa disciplina, ma questa stessa istituzione ha detto in modo molto chiaro che non ritiene appropriato, calcolare il numero ipotetico di malattie ereditarie o di tumori che possono essere associati a dosi di radiazioni molto piccole. E quali sono queste piccole dosi? La Commissione ce lo spiega:"C’è un generale accordo che i metodi epidemiologici impiegati per la stima di rischio oncogeno non hanno la potenza sufficiente per rivelare direttamente il rischio di cancro nell'intervallo di dose al di sotto di circa 100 mSv", peraltro "acuti", cioé somministrati tutti in un solo "colpo". Ora solo i 137 lavoratori affetti da sindrome acuta da radiazione e una limitata frazione dei liquidatori ha ricevuto una dose superiore a questo valore, e, come detto, tra essi non è stato rilevato un rischio statisticamente significativo di leucemia (che è la forma oncogena di più probabile induzione da parte delle radiazioni). L'applicazione di questo criterio non ha quindi senso nella "aurispicina" preconizzazione dei morti "a venire", ma ha invece un senso impiegarlo quando si deve fare un bilancio tra "rischi ipotetici da radiazioni" e "benefici reali" che ne conseguono. Un esempio concreto alla portata di tutti può essere una radiografia della mammella, nella quale a fronte di un rischio ipotetico di induzione di tumore di meno di 2 casi per milione (dovuto a una dose di 0,4 mSv) si può risolvere un sospetto diagnostico con una frequenza superiore a 1 su mille, fatto che può salvare la vita o quantomeno che può regalare una serenità psicologica per la soppressione di un tormentante sospetto diagnostico. Qui e in situazioni analoghe ha un senso la linearità senza soglia, non nel caso di un impiego strumentale di proiezione nel futuro. Questo è stato il tentativo di "scienziati" fisici che nel periodo dell'incidente di Chernobyl, considerando 1 mSv di dose alla popolazione italiana, avevano preconizzato 3000 casi di morti per tumore nei prossimi anni. Andrebbe richiesto a quegli stessi di indicare, a cose fatte, nomi e cognomi dei morti per quella causa: si fa l'errore di utilizzare quell'ipotesi come strumento tanatologico "a priori" sapendo che tanto "a posteriori" non vi è alcuna possibilità, né anatomo-patologica né statistica di effettuare verifiche. E allora quale è la "ratio" se non quella di incutere paura e terrore di un qualche cosa con la quale l'uomo è obbligato a convivere e con la quale convive senza preoccuparsi? La gente che ragiona deve capire il sottile gioco illusionistico che viene proposto dai seminatori di paura che propongono numeri inverosimili di morti sulla base di presupposti ideologici, facendo finta di non conoscere la verità delle evidenze concrete. Lo stesso comitato delle Nazioni Unite sopra citato, che in un primo tempo aveva azzardato delle ipotesi, afferma che ha deciso di non usare modelli per proiettare il numero assoluto di effetti nelle popolazioni esposte a radiazioni a basse dosi dell’incidente di Chernobyl, a causa delle inaccettabili incertezze nelle predizioni. Nella zona di esclusione di 30 km vivono circa 200-300 persone che non hanno voluto lasciare le proprie case o che sono ritornati, e altre 5000 persone che passano la loro giornata per attività di servizio, e tra queste non risulta che vi sia un minimo di effetti del tipo oncologico. Chi poi va a visitare la zona interdetta attorno alla centrale e misura l'esposizione trova valori che si riscontrano anche nella nostra Italia e dei quali da noi nessuno si preoccupa; ma soprattutto chi visita la zona, specialmente in questo periodo, vedrà un ambiente rigoglioso che è divenuto una riserva naturale lasciata al corso della Natura che si arricchisce consentendo lo sviluppo della flora e il ripopolamento faunistico. Tanto che uno si chiede se questo, più che l'effetto delle radiazioni, non sia piuttosto un fatto dovuto all’assenza dell’uomo. E ci si chiede se l’assenza di caccia, agricoltura, deforestazione e qualsiasi altro intervento della mano umana, non abbia portato gli animali a ripopolare quei luoghi, dando vita ad un ambiente in cui la natura tenta di riappropriarsi di ciò che è suo, indicando con ciò che la presenza umana è ben più dannosa delle radiazioni.
    Ma la notizia veramente nuova e singolare è quella riportata da qualche giornale, secondo cui in maniera molto subdola sembrerebbe che si voglia insinuare una correlazione tra l'aumento della omocisteina ematica nei bambini e le radiazioni. In una storia ormai più che centenaria di studi sugli effetti delle radiazioni non è stata mai rilevata una simile correlazione, aumento che piuttosto è da correlare alle carenze dietetiche di verdure e frutta fresca e di carne; questo non è effetto di Chernobyl, ma delle condizioni di vita, retaggio dei regimi politici che hanno devastato quelle popolazioni.
    Con quanto sopra non si nega certo che quello di Chernobyl sia stato un gravissimo incidente, anche questo come tanti altri dovuto alla follia dell'uomo (basta leggere i resoconti ufficiali dell'evento), ma esso non può essere amplificato fino a farlo divenire il più grande in assoluto: basta leggere la storia della casistica incidentale dall'inizio dell'impiego pacifico dell'energia nucleare per convincersi che questa forma di energia è quella che ha causato minori lutti all'umanità di quanti non ne abbiano prodotti gli altri impieghi energetici (comprese le rinnovabili, se tra esse si mette anche la fonte idroelettrica).